Goffredo Tonini

Goffredo Tonini

M.O.V.M. Gen. Goffredo Tonini

 

Goffredo Tonini nacque a Rimini il 12 settembre 1898. Nel 1918 accorse alle armi ancora giovanissimo, inizialmente arruolandosi come bersagliere, poi nell’Arma del Genio dove, per combattere in prima linea, si fece assegnare ad un reparto lanciafiamme con cui si batté nel Trentino sino al termine del conflitto meritandosi una croce di guerra al merito e il passaggio all’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino dove conseguì il grado di sottotenente.

Assegnato a Pavia al 1º Rgt. Genio Pontieri, passò poi dal presidio in Dalmazia fra il 1919 ed il 1921 in servizio alla 117a Cp. Zappatori, nella 26a Cp. Pontieri, nella sezione autonoma Minatori del Genio dove completò la sua preparazione professionale e passando, per meriti acquisiti, al servizio permanente sul finire del 1921.

Successivamente frequentò a Roma un corso militare di educazione fisica e nel 1922 raggiunse la Cirenaica assegnato al comando del Regio Corpo Truppe Coloniali (RCTC) di Bengasi.

L’anno successivo assegnato al 7° Btg. Eritreo del maggiore Melelli con la sua sezione radio, ricevette l’ordine di raggiungere in zona operativa il battaglione impegnato contro la rivolta senussita. Partì da Antelat per Bengasi imbarcandosi sulla cannoniera Berenice in rotta per la Sirtica per raggiungere ad El Agheila il suo reparto, ma durante la navigazione intercettò una trasmissione di radio Agedabia e la notizia che una colonna di rifornimenti in marcia per raggiungere il 7° Btg. Eritreo, era stata attaccata da elementi ribelli e si trova in gravi difficoltà in zona Bir Bilal (Marsa el Brega). Radio Agedabia sollecitava il soccorso da parte del battaglione Melilli operante a breve distanza. Il battaglione in marcia per Bir Bilal, venne attaccato da ingenti forze senussite e circondato con gravi perdite. Goffredo Tonini richiese al comandante della nave di portarlo a terra con la sua stazione radio, riuscendo ad ottenere la collaborazione della Marina e sbarcando da una scialuppa con 8 volontari fra cui i suoi specialisti. Appena a terra trovò un soldato eritreo ferito che lo mise al corrente della tragica situazione, della morte del magg. Melilli, delle difficoltà di salvare i superstiti assediati dalle forze preponderanti e costretti alla difensiva.

Rincuorati i superstiti e soccorsi i feriti trasportati sulla Berenice, Goffredo Tonini fornì con la radio notizie utili sull’appoggio di fuoco della cannoniera, iniziò a recuperare i superstiti, respinse gli attacchi dei ribelli, distrusse il materiale intrasportabile portando in salvo complessivamente 145 uomini e preziosi materiali.

Per questa azione rischiosa venne decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Nel 1926, dopo quattro anni di servizio coloniale, rientrò in Italia e fu assegnato al 1º Rgt. Genio Ferrovieri. Promosso tenente venne assegnato al 1º Rgt. Radiotelegrafisti fino alla nomina a capitano avvenuta nel 1928, quando rientrò in Libia.

Con un gruppo di squadriglia autoblindo partecipa alle grandi operazioni di pacificazione del Fezzan agli ordini di Graziani arrivando fino a Giarabub e poi a Cufra.

Tra il 1930 al 1934 fu nuovamente in Italia in servizio all’8º Rgt. e 1° Genio. Successivamente con una compagnia trasmissioni assegnata alla 2ª Div. Eritrea partecipò alla Guerra d'Etiopia fra il 1935 ed il 1936; nel 1937 ritornò in Libia, assegnato al Genio del XX Corpo d’Armata di Tripoli.

Nella nuova destinazione venne a conoscenza del bando di concorso di reclutamento di paracadutisti emanato dal Comando Superiore delle forze armate dell’A.S.I., e si presentò da Italo Balbo come volontario, dicendo: visto che non si presenta nessuno mi offro come volontario. Le stesse parole che dirà qualche anno più tardi il gen. Frattini al gen. Roatta, nell’offrirsi come comandante della costituenda Folgore.

Italo Balbo gli affidò il comando del battaglione allievi paracadutisti della Libia.

Il 22 marzo del 1938 arrivò a Castel Benito ed il il mattino del 29 marzo eseguì il suo primo lancio dall’aereo, assumendo il comando della Scuola Paracadutisti e del battaglione in formazione. Il 1º aprile effettuò il secondo lancio, immediatamente seguito dal primo lancio di ufficiali e truppa libica. Quindi fino al 15 aprile proseguì nell’addestramento ai lanci, prima in forma individuale e poi a squadre. Nel pomeriggio del 16 aprile fece eseguire il primo lancio di massa (300 uomini del I battaglione Fanti dell’Aria Paracadutisti Libici) da 24 apparecchi SM 81, appartenenti al 15° Stormo.

Se i risultati ottenuti dai paracadutisti della Libia furono oltremodo lusinghieri sia in pace che in guerra, molto lo si dovette all’opera di Goffredo Tonini.

Con l'entrata in guerra dell'Italia, i primi paracadutisti ad entrare in combattimento furono i “Fanti dell'Aria” libici. 

Il reparto, al suo comando, venne impiegato per fermare la prima offensiva britannica del gennaio 1941 a Derna, Uadi el Bgar, Mehlid Garad e Sidi el Mcheimen. Nei combattimenti caddero 184 paracadutisti (dei quali 101 libici), mentre ben 244 furono i feriti. A novembre dello stesso anno, al fine di contrastare la seconda offensiva britannica, venne impiegato anche  il 1° btg. Carabinieri paracadutisti a difesa di Ain el Magara e Villaggio Berta. 

Sul campo di battaglia, al comando del Gruppo mobile impegnato nella difesa di Derna, riuscì a resistere al preponderante avversario per circa tre settimane permettendo il riordinamento nelle retrovie, l’apprestamento di una linea difensiva, più razionale e ordinato ripiegamento dei comandi, dei reparti, dei materiali.

Venne catturato con il resto del suo Gruppo al 46° Km della via Balbia, e successivamente portato prima in Egitto e poi, passando per la Palestina, in India dove trascorse cinque anni di prigionia.

Al ritorno in Italia rientrò in servizio, assumendo il comando di reparti del Genio, inizialmente al 1º Rgt. Pionieri di Civitavecchia, poi, presso il comando territoriale di Roma, quale comandante del Genio col grado di Generale di Brigata.

Collocato in ausiliaria moriva nel 1970.

È sepolto, come da suo desiderio, nel famedio militare del cimitero del Verano fra i suoi soldati, a breve distanza dalla tomba dei paracadutisti caduti alla difesa di Roma nel 1944.