ANPdI - Sezione Provinciale di Trieste

LABARO

Con il ritorno in patria dai campi di prigionia, i paracadutisti della Folgore unitamente ai reduci della guerra di Liberazione ed ai paracadutisti che avevano combattuto al Nord sotto le insegne della RSI, si costituirono spontaneamente gruppi associativi nelle principali città d’Italia. Trieste fu la prima; così Roma e Firenze. Successivamente, nel novembre del 1946 fu costituita ufficialmente l’Associazione Paracadutisti Italiani (A.P.I.)  che divenne nel 1956, con decreto firmato del Presidente della Repubblica, una vera e propria associazione d’arma.(A.N.P.d’I ). Tra le associazioni combattentistiche dei vari corpi e specialità della Forze armate italiane, era l’ultima nata, prima della successiva costituzione dell’A.L.T.A. l’associazione dei Lagunari.

Nacque subito con caratteristiche particolari che la differenziarono dalle consorelle. In accordo col Ministero della Difesa, ebbe, sin dall’inizio, il compito di brevettare sotto controllo militare giovani che desideravano vivere l’esperienza dei lanci col paracadute. Per eludere le severe disposizioni del trattato di pace, gli aerei militari sopravvissuti alla guerra portavano le insegne del Sovrano Ordine militare di Malta ed i paracadute erano forniti da un minuscolo organismo: il Centro Militare di Paracadutismo (C.M.P.) di Viterbo. Poco dopo, costituitasi l’Alleanza Atlantica, le disposizioni restrittive vennero a cadere ad anche al nostro Paese fu consentito di creare truppe aviotrasportate. Tuttavia, quel accordo di collaborazione con il Ministero della Difesa, rimane a tutt’oggi in vigore e la nostra Associazione s’impegna a brevettare, ogni anno, oltre un migliaio di aspiranti paracadutisti. Il brevetto, conseguito dopo tre lanci, che noi chiamiamo “abilitazione” è designato nell’Esercito con il nome di “Brevetto militare di paracadutismo”. Con altri due lanci (con armi e contenitori). effettuati, questa volta, da militari in servizio presso l’attuale Brigata paracadutisti Folgore, la qualifica diventa “brevetto di paracadutista militare".

In questa tipica attività della nostra Associazione, in stretto accordo con le autorità militari, la Sezione di Trieste, dalla sua costituzione (dicembre 1946) ad oggi, ha indetto una sessantina di corsi ed ha brevettato circa 900 allievi, non tutti sono civili. Molti appartengo alle Forze Armate ed ai vari corpo di Polizia. E’ evidente, viste tali caratteristiche militari, che la Sezione non può accogliere ogni aspirante. Né obiettori di coscienza, né pacifisti di vario genere, né, comunque, chi ha particolari prevenzioni verso le istituzioni militari. Nei primi anni la selezione degli aspiranti veniva fatta dall’Arma dei Carabinieri. Ora dobbiamo provvedere da soli. Alcune Sezioni, come la nostra, sono molto rigorose; altre un po’ meno.

L’attività della Sezione non si esaurisce in questo compito essenziale. Da molti anni ormai, essa partecipa con una o più squadre alle esercitazioni europee dei riservisti. Si tratta, nella generalità dei casi, di gare di pattuglia, ricognizione topografica, infiltrazione in territorio presunto nemico, interdizione, controinterdizione, apparecchiature radio, procedure di primo soccorso, recupero uomini, corda doppia, riconoscimento di mezzi militari degli eserciti del Patto di Varsavia, MEDEVAC, STANAG, e, infine, tiro a bersaglio con varie armi. L’attività. per quanto riguarda la nostra Sezione, si svolge prevalentemente in Germania, in Austria ed in Svizzera. Ciò ci consente, tra l’altro, di rafforzare i vincoli d’amicizia con i paracadutisti di altre nazioni. A tale riguardo, va notato che la nostra Associazione Nazionale fa parte della Federazione dei Paracadutisti Europei, organismo sovranazionale della Specialità Aviotruppe.

La nostra Sezione è intitolata al Generale Goffredo TONINI, il famoso comandante dei paracadutisti Libici voluti da Italo Balbo nel 1938. Il generale era decorato di medaglia d’oro al valor militare e dell’Ordine Militare di Savoia. Il Labaro della Sezione si fregia di due altre medaglie d’oro: quella del triestino Ferruccio Brandi, poi generale di corpo d’armata della riserva ( già tenente ad El Alamein) e quella del veneziano, avv. Ferraro (pioniere del paracadutismo e tenente della guerra di Liberazione), già Amministratore Unico delle Cartiere del Timavo.

Negli oltre cinquant’anni della sua vita sociale la Sezione ha dato vita a varie iniziative. Tra le più importanti segnaliamo la mostra del paracadutismo allestita nel 1954 alla Stazione Marittima ed alla quale partecipò il Col. Prospero Freri, l’inventore del Salvator il primo paracadute italiano degli anni venti.

Nel 1963, in Piazza dell’Unità d’Italia vennero, con solenne cerimonia, consegnate le drappelle per la fanfara del Reggimento Nembo, schierato in armi.

Nel 1970 venne inaugurato nel Parco della Rimembranza sul Colle di San Giusto, un cippo carsico con i nomi dei paracadutisti triestini, istriani e dalmati Caduti in guerra. La raccolta di tali nomi (52 in tutto) fu opera lunga e difficile nella quale si distinse, tra gli altri. il compianto Dott. Claudio Scioli. Ogni anno, nel giorno in cui si celebra la festa della Specialità (23 ottobre) i soci della Sezione si raccolgono attorno a qual cippo per una breve commemorazione ove tra l’altro, vengono ricordati pure per nome tutti i soci scomparsi dal ’46 ad oggi (anche loro nell’ordine superiore alle cinquanta unità) In quella occasione vengo anche ricordati i nostri caduti sui campo di lancio (Nidia Rasura, Giuseppe Miceu, Giuseppe Bottini e Claudio Vogric)

Il 23 ottobre del 1977 fu organizzato nella nostra città il secondo raduno del Triveneto dei paracadutisti (il primo si tenne a Bolzano nel 1975) e nel 1993 il raduno nazionale che ebbe straordinario successo anche per la partecipazione di reparti militari, della squadra nazionale di paracadutismo del Centro Sportivo Esercito, e con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

L’attività della protezione civile, non rientra, come struttura organizzativa permanente nella mentalità della nostra Sezione. A ciò si dedica con impareggiabile abilità l’A.N.A., la nostra consorella alpina. Tuttavia, nel 1952 abbiamo partecipato con due squadre all’opera di soccorso durante la terribile inondazione del Polesine e successivamente, sempre con due squadre, siamo stati presenti nei territori terremotati del Friuli.

Di fronte ad un relativamente recente tentativo, in atto presso alcune sezioni dell’ANPdI (non più di otto o nove su 100) di caratterizzare la nostra Associazione anche dal punto di vista dell’attività sportiva (con la costituzione di scuole sportive sotto il controllo del ministero dei trasporti) la posizione della Sezione di Trieste è sempre stata chiara e precisa. Il paracadutismo sportivo (quello che oggi si pratica con la cosiddetta “ala”) ha, rispetto ad altri sport, alcune elette qualità. Esso dovrebbe essere inteso, nell’ambito della nostra associazione d’arma, come scuola di carattere, di autocontrollo, di serenità psichica. Si dovrebbe peraltro rilevare una differenza sostanziale tra il paracadutismo praticato dagli Aero Clubs ( ed ora anche da società private) ed il nostro. La differenza sta nel principio di aggregazione. Altrove si fa dello sport senza ingombri “ideologici” e senza condizioni ostanti. Da noi si dovrebbe venire, solo aderendo ad un certo mondo ideale. Un sodalizio che vanta tradizioni militari e patriottiche non può non esigere, dai giovani praticanti un “supplemento d’anima”. Anche nell’attività propriamente sportiva andrebbero trasmesse le nostre tradizioni, la nostra storia, i nostri canti, il nostro spirito di corpo pregno di arditismo guascone. Tutto ciò, passa anche sotto il nome generico di “ideologia militare”. Non sempre oggi, persino in certe strutture militari, si tiene primario conto di tali valori. Questa è una battaglia ideale che la Sezione di Trieste da anni conduce nel clima del disorientamento generale di codesti tempi confusi. Confusi purtroppo anche nei cervelli di alcuni militari e di taluni nostri dirigenti.

Il leitmotiv della nostra battaglia in campo nazionale dell’ANPd’I può essere così riassunta: nostro compito primario ed essenziale è quello di svolgere un’opera educativa atta a far risplendere alle menti di tanti giovani (anche quelli primariamente attratti dal sevizio militare nelle aviotruppe o, soltanto desiderosi di praticare un’affascinante disciplina) la luce di quei valori perenni che rifulse gloriosa nelle tradizioni militari e patriottiche del paracadutismo italiano. Oggi è un compito arduo.

RINALDO MASSI